Incidente aereo di Los Roques; la succursale del triangolo delle Bermuda

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Sono stati ritrovati i corpi degli  italiani scomparsi a bordo dell’aereo che percorreva la rotta ormai divenuta famosa per le sparizioni nel mar dei Caraibi, di circa 20 velivoli nel corso degli ultimi anni.

Il gruppo, formato dallo stilista Vittorio Missoni e la sua compagna Maurizia Castiglioni e due loro amici Guido Foresti ed Elda Scalvenzi, erano sul velivolo, un Islander YV2615U era diretto a Caracas.

Erano arrivati ai Caraibi il 28 dicembre 2012 per le feste di fine anno e questo era il volo che li avrebbe portati a Caracas, da dove sarebbero poi ripartiti per far ritorno in Italia.

Il venerdì 4 gennaio, alle ore 12,39 (ora locale) i due piloti venezuelani, subito dopo il decollo, si misero in contatto con la torre di controllo dell’aeroporto di Caracas, Simon Bolivar, segnalando che tutto era regolare.

Poi il silenzio, nessun contatto, nessun segnale che potesse creare un indizio, nessuna certezza, sullo specchio d’acqua di Los Roques.

Sono immediatamente iniziate le ricerche ma nulla emerse se non l’idea che quello era un tratto di mare che “ingoiava” con una certa regolarità, aerei che trasportavano turisti, come quelli che sparirono nel 2008, nello stesso punto e, cosa inquietante, alla stessa data del 4 gennaio ma di cinque anni prima.

Il ritrovamento

Il 26 giugno scorso è stato localizzato l’aereo Islander sulla rotta tra Los Roques e Caracas, dalla nave Sea Scout, arrivata dall’Italia nel mese di marzo. L’aereo si trovava a 76 metri di profondità ed era spezzato in vari punti.

Il recupero dei corpi

A nord dell’isolotto Carenero, nell’arcipelago di Los Roques, le forze armate venezuelane avevano avviato le ricerche in un tratto di mare alla profondità di 76 metri, consentendo così, di riportare in superficie una parte dei resti degli occupanti del velivolo.

Sarà poi la volta del relitto dell’aereo che potrà permettere di far luce sull’accaduto.

Sulla stessa rotta è stato ritrovato anche il relitto del velivolo scomparso nel 2008, con a bordo 14 persone tra cui 8 italiani.

Il precedente del 2008

Era il 4 gennaio del 2008 quando un piccolo aereo da turismo sparì, con 18 persone a bordo tra cui due amiche bolognesi, Rita Colanni e Annalisa Montanari, la famiglia di Treviso di Paolo Durante con la moglie e le due bambine di 6 e 8 anni e una coppia di neosposi romani, Fabiola Napoli e Stefano Fragione.

L’unico cadavere ritrovato fu quello del copilota venezuelano. Del relitto e dei passeggeri, tra cui tre venezuelani, uno svizzero e l’altro pilota, nessuna traccia.

Il bimotore Let L410 era decollato alle 9,13 dall’aeroporto di Caracas Simon Bolivar con destinazione Los Roques. Alle 9,38 il pilota comunicò alla torre di controllo di avere problemi ai motori, di trovarsi a 16 miglia dalla costa e di voler tentare un ammaraggio. Dopodiché il silenzio.

Inutili furono le ricerche del velivolo fino al 12 gennaio, quando a 12 km a largo del Venezuela fu ritrovato il corpo di quello che, secondo le autorità, e a seguito dell’autopsia, era il co-pilota.

L’ipotesi più diffusa sarebbe quella de narcotrafficanti, che dirottano questi piccoli aerei per il trasporto della droga, ma finora sono solo supposizioni che le indagini, forse, potranno chiarire e svelare.

Altro precedente del ’97

Nel 1997 vi fu un analogo incidente: un Cessna 402 con a bordo due italiani, Mario Parolo e sua moglie Teresa De Bellis, che si trovavano in viaggio di nozze, scomparve nel nulla e non se ne seppe più niente. Ma, anche in questo caso, il mare ha restituito il corpo di un passeggero, un australiano, con la testa fracassata ma senza acqua nei polmoni.

Questo particolare fa pensare molto, e l’ipotesi dell’infausto incontro con dei narcotrafficanti potrebbe essere una pista perseguibile.

Il triangolo maledetto delle Bermuda

Il triangolo copre quell’area dell’Oceano Atlantico situato tra Miami, le isole Bermuda e Porto Rico. Storicamente noto per la lunga serie di incidenti che hanno coinvolto negli anni navi e aerei con cause mai chiare, questa volta si è portato via un piccolo aereo turistico, non molto lontano dall’area nota con il nome de “Il buco nero”, dove sono stati letteralmente mangiati aerei e navi mai ritrovate.

Roberto Pinotti, fondatore del Cun (Centro Ufologico Nazionale), in un’intervista ad ADN Kronos racconta di oltre 300 mezzi di trasporto scomparsi nella zona, catalogati negli anni di analisi della zona. Questo grandissimo numero di incidenti aerei e navali ha inevitabilmente generato storie e fantasie sulle possibili cause, dalla natura extraterrestre che vede alieni e navicelle spaziali colpire aerei e imbarcazioni (molto più avanzato del singolo concetto di UFO), fino a vere e proprie tempeste geomagnetiche che renderebbero malfunzionanti gli strumenti di bordo o i motori degli aerei facendoli precipitare, e causando problemi anche alle navi.

Di sicuro è che dei mezzi scomparsi non si trovano quasi mai né i relitti, né tracce della scomparsa.

Pinotti spiega anche che la zona, è nota anche per le “aberrazioni magnetiche” e per le spesso avverse condizioni del meteo, che poco hanno a che fare con gli alieni.

Non è possibile e non è corretto escludere a priori l’ipotesi aliena, anche se non è facile spiegate la concentrazione di attività aliene proprio in un’area così ben definita come quella del Triangolo delle Bermuda.


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