La leggenda di Azzurrina e del Castello di Montebello

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C’è un castello, in Romagna, nelle colline intorno a Rimini, noto come il Castello di Montebello. Un bellissimo maniero, meta di visitatori per la sua imponenza, ma più ancora, per il fascino ed il mistero che aleggia tra le sue torri e le sue stanze, per non parlare dei suoi scantinati.

Questa era la dimora del feudatario Ugolinuccio di Montebello e della sua famiglia, la figlia Guendalina Malatesta, era nata con una particolarità, infatti la bimba era albina e questo rappresentava un grosso pericolo per lei perché all’epoca si credeva che gli albini fossero figli del demonio e nel caso della piccola, poteva essere considerata una strega, con tutto quel poteva significare.

I suoi genitori, per proteggerla, la tenevano chiusa nel castello, sorvegliata da due gendarmi, pronti a proteggere la sua piccola vita. La sua mamma le tingeva i capelli con erbe che, purtroppo, non mantenevano il colore desiderato ed allora assumevano una colorazione azzurra, così la piccola Guendalina, finì per essere chiamata Azzurrina, anche per il colore dei suoi occhi.

La sua vita scorreva giocherellando per le molte stanze del castello, molto spesso inseguendo una palla di stracci, sempre guardata dai suoi soldati.

Un giorno, precisamente il 21 giugno del 1375, la piccola Azzurrina aveva quattro o cinque anni, infuriava un forte temporale e lei, sempre in compagnia della sua palla, giocava e correva, quando improvvisamente, i soldati udirono un urlo e un tonfo.

Immediatamente si misero alla ricerca della bimba, chiamandola e controllando tutte le stanze, fino giù al fondo della serie di rampe di scale che conducevano al nevaio, pozzo in cui si conservavano le scorte alimentari, ma non riuscirono a trovare né Azzurrina, né la sua palla.

Da quel giorno, al solstizio d’estate, ogni lustro, negli anni che terminano con lo zero o con il cinque, si odono suoni simili al pianto e grida di bambina, che sembra chiamare “mamma”.

Nel 1989 il castello è stato ristrutturato dai conti Guidi di Bagno ed aperto al pubblico con visite guidate e già in quell’occasione furono avvertite strane presenze, nel 1990 una troupe della RAI fece delle registrazioni che evidenziarono il pianto di bimba, rombo del tuono e suono di campane.

Intervenne l’Università di Bologna, che studiò il fenomeno con apparecchi sofisticati, sempre in occasione del 21 giugno, avendo cura di chiudere il castello ai visitatori per tre giorni. Le registrazioni che effettuarono erano corrispondenti a quelle fatte in precedenza da altri esperti.

Qualche anno fa un inserviente che stava facendole pulizie, sentì un rumore alle sue spalle, si voltò e vide una figura femminile pendere dal soffitto a testa in giù, con lunghi capelli che arrivavano quasi a terra.

Le impronte dei piedi di lei rimasero sul soffitto, nonostante si tentasse di rimuoverle, per qualche anno.

Ora, a distanza di anni, il castello è divenuto oggetto di studio e di visite di chi ama il fascino della leggenda e della suggestione. Vi sono anche persone che si lasciano impressionare dal luogo e “sentono” vive le presenze di chi ha vissuto tragedie in luoghi così ricchi di storia, da sentirsi male al punto di svenire.

Sappiamo che è una leggenda ma se ci vogliamo credere, perché no?


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