Donato Bilancia

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Gli omicidi in Italia sono circa tre al giorno, alcuni non escono nemmeno dalle aule della giustizia. Altri invece dilagano dentro le pagine della cronaca nera e generalmente ci riempiono di angoscia e sgomento.

Questa è la storia, realmente accaduta, di uno dei serial killer più scellerati della storia italiana, Donato Bilancia.

La storia e i delitti

Nasce a Potenza il 10 Luglio del 1951. Tre anni dopo si trasferisce a Genova con il padre, la madre e il fratello maggiore. I rapporti familiari sono segnati dalla severità con cui i genitori trattano i figli, spesso picchiandoli per la trasgressione alle regole della casa. Verso gli undici anni Donato comincia a soffrire di enuresi, macchiando ripetutamente il materasso notte dopo notte. La famiglia reagisce a questo episodio in modo del tutto spropositato: esibiscono il materasso macchiato nel cortile pubblico sottostante casa, umiliando il piccolo Donato e impedendone il corretto sviluppo emotivo.

L’ episodio che più di tutti segna per sempre la sua personalità avviene durante le vacanze estive, che Donato passa a Potenza, nella casa di una zia paterna. Poco prima di andare a letto, il padre sveste Donato lasciando cadere le sue mutandine davanti agli occhi divertiti delle cugine, che lo deridono per il suo pene poco sviluppato. Questo causerà in lui  un forte sentimento di umiliazione che accrescerà le sue insicurezze.

Durante l’ infanzia Donato non ha problemi nell’ apprendimento e nell’ inserimento scolastico fino alla fine delle scuole medie. I problemi con la giustizia cominciano durante la scuola superiore, che Donato non frequenta con regolarità. Lascia il liceo dopo circa due mesi e comincia a lavorare cambiando spesso occupazione; e’ continuamente ossessionato dal denaro, che spesso sottrae ai genitori, per spenderli con le prostitute o giocando d’ azzardo. Nel 1973 inizia una lunga carriera di arresti per furto, detenzione illegale di arma da fuoco, sequestro di persona e nel 1990 viene accusato di violenza carnale da una prostituta, ma per mancanza di prove viene rilasciato.

Donato vive ormai da solo a Genova, è bene inserito nella malavita cittadina, nella quale si fa chiamare Walter ed è molto avvezzo al gioco d’ azzardo. Frequenta spesso una bisca nella quale va a giocare con Maurizio Parenti, il suo amico più fidato e Giorgio Centenaro; ai tre piace giocare forte, al punto che Bilancia perde quasi 500 milioni di lire in quattro giocate. La cosa non lo preoccupa, in questo periodo girano grosse cifre nelle sue mani. Una sera però, nel bagno del locale, ascolta una conversazione tra Parenti e Centenaro e capisce di essere stato raggirato dai suoi amici più fidati. La consapevolezza del tradimento è un duro colpo per Bilancia, che capisce di essere stato usato e comincia a meditare la vendetta. Li vuole morti entrambi.

Così, la notte del 14 ottobre 1997, Bilancia si dirige verso l’ abitazione di Centenaro e quando questo rincasa, lo segue nel suo appartamento, lo fa spogliare e con del nastro adesivo lo lega, tenendogli naso e bocca tappati con le mani. Infine lo soffoca e se ne va.

Dopo solo otto giorni è la volta di Maurizio Parenti. Come nel delitto precedente, Bilancia attende che l’ amico torni a casa e , quando entrano nel portone, estrae la pistola e segue l’amico nell’appartamento. Per prima cosa imbavaglia l’ amico e la moglie, Carla Scotto, poi si fa dire dove si trova la cassaforte, dalla quale trafuga tredici milioni di lire e degli orologi. A questo punto, Bilancia fa stendere i coniugi nel letto matrimoniale e li fredda con tre colpi d’ arma da fuoco. Recuperata l’ attrezzatura e il bottino, Bilancia lascia l’ appartamento.

Questi due omicidi segnano l’ inizio di un ciclo di crimini scellerati che porterà Bilancia ad uccidere per il puro piacere di farlo. Egli scopre la gratificazione nell’ uccidere per soldi o vendetta e questo non farà che alimentare il suo Io violento.

Solo tre giorni dopo l’ omicidio di Parenti, verso la fine di ottobre, Bilancia decide di rapinare una coppia di orefici. Assetato di denaro, si spaccia per un postino e si introduce in casa di Bruno Solari. La rapina finisce con un duplice omicidio, la moglie di Solari viene uccisa per prima, poi segue il marito.

Sempre per denaro, la notte del 13 novembre 1997, a Ventimiglia, Bilancia decide di rapinare un blindato cambiavalute, dal quale trafuga circa 45 milioni di lire.  Anche stavolta la rapina si conclude con l’ omicidio di Luciano Marro, guardia titolare del blindato.

E’ ormai chiaro che Bilancia uccide perché non può più farne a meno. La vittima successiva è un metronotte, Giangiorgio Canu, scelto attentamente da Bilancia per via del giro di strade isolate a cui era assegnato. Anche stavolta, Bilancia spara alla vittima e gli ruba il portafogli. Poi si allontana.

Siamo nel marzo 1998 e Bilancia sta tornando da Cogoleto. Carica in macchina Stella Truya, una prostituta di 25 anni, la fa spogliare e scendere dalla macchina per portarla sugli scogli dove la uccide con un colpo secco alla nuca. Qualche giorno dopo, in macchina sul rettilineo di Albenga, Bilancia carica un’ altra prostituta, Luydmila Zuskova, sempre con la promessa di una lauta ricompensa. Dopo aver avuto un rapporto sessuale, la fa scendere dalla macchina e, mentre lei gli da le spalle, le spara diversi colpi alla nuca e se ne va.

Il 20 marzo 1998 Bilancia uccide un altro cambiavalute con la stessa modalità dell’ omicidio di Marro, entrando nel blindato, svaligiandolo e sparando alla vittima. Dopo soli quattro giorni, Bilancia uccide altri due metronotte, Candido Randò e Massimiliano Gualillo, che lo sorprendono in macchina con un transessuale. Nella sparatoria il viado riesce a scappare e in seguito fornirà il primo identikit del killer ligure che sta lasciando una lunga scia di sangue.

Il 29 marzo, Bilancia uccide un’ altra prostituta, una ragazza nigeriana, Evelyn Tessy sempre con le stesse modalità delle precedenti tranne un insolita novità: non si serve della sua Mercedes, ma ruba un’ altra macchina.

A questo punto qualcosa cambia e Bilancia abbandona il suo modus operandi. Sale sul treno La Spezia-Venezia, individua una donna sola, Elisabetta Zoppetti di 32 anni, la segue in bagno e qui la storia si ripete: le copre il capo con la giacca e le spara. Attende poi che il treno si fermi per scendere e tornare a Genova.

Un precedente importante

Torniamo indietro di qualche anno e analizziamo l’ evento forse più traumatico della vita di Bilancia. E’ il 19 marzo del 1987, quando suo fratello, Michele Bilancia, apprende la notifica dell’ avvenuto divorzio con la moglie.  Decide così di buttarsi sotto il treno della linea Ventimiglia-Genova, con il figlioletto di 4 anni tra le braccia. Questo episodio segnerà per sempre la psiche di Bilancia e sarà la ragione per la quale sceglierà proprio quella linea di treni come scenari dei suoi misfatti. Questo cambio di schema è molto importante e sconvolge anche le indagini, in quanto il killer non uccide più solo le prostitute, ma sceglie le sue vittime a caso, tra la gente normale.

Il 14 aprile 1998 Bilancia torna alle vecchie abitudini; è la volta della prostituta Mema Valbona, di 22 anni, anche lei uccisa con un colpo alla nuca, in seguito al rapporto sessuale, a Pietra Ligure.

Passano solo quattro giorni e Bilancia colpisce nuovamente sul treno per Ventimiglia. La vittima è Mariangela Rubino, di 29 anni, che viaggia da sola. Anche stavolta, Bilancia segue la ragazza nel bagno dove la fa inginocchiare e la finisce con un colpo alla nuca, sempre coprendole la testa. Questa volta però stravolge i suoi schemi: in preda ad un raptus di eccitazione, Bilancia si masturba sul cadavere della vittima, lasciando tracce del suo D.N.A. sugli indumenti della ragazza. Infine scende dal treno a Bordighera e prende un taxi per tornare alla macchina.

Il suo ultimo omicidio avverrà il 21 aprile quando, dichiarando di non avere contanti, cerca di convincere un benzinaio a lasciarlo andare, promettendo di saldare il conto un’ altra volta. L’ uomo, Giuseppe Mileto, gestore della pompa di benzina, si rifiuta e questo fa infuriare Bilancia che, minacciandolo con la pistola, si fa consegnare l’ incasso della giornata e alla fine lo uccide sparandogli.

La fine di questi atti scellerati arriva il 6 maggio 1998 quando, in un bar dove Bilancia è solito prendere il caffè, un Carabiniere si impossessa della tazzina da caffè del killer e la porta in laboratorio. Il D.N.A. risulta combaciare con quello trovato sul cadavere della Rubino. Bilancia viene così arrestato quello stesso giorno senza resistenza alcuna.

Il processo

Il primo processo a carico di Donato Bilancia avviene il 13 maggio 1999. L’ imputato sceglie di non assistere allo svolgimento e non sarà quindi presente in aula. Bilancia ha già confessato ogni delitto, anche quelli per i quali non era sospettato. La sua sorte è ormai in mano ad avvocati e psichiatri che alla fine lo dichiarano perfettamente in grado di intendere la realtà, al momento degli omicidi. Ritengono inoltre che la sua volontà era consapevole abbastanza da permettergli di studiare i luoghi dei crimini prima di tornare a commetterli. Bilancia viene dichiarato colpevole e condannato all’ ergastolo che sconterà nel carcere di Padova.

Il Carcere e l’analisi psicologica

Durante i primi anni di carcere, Bilancia viene seguito da uno dei più grandi psichiatri criminologi d’ Italia, il Dott. Vittorino Andreoli. Dai colloqui psichiatrici emerge una personalità molto fragile, delineata da un profondo senso di inferiorità nei confronti degli altri e dall’umiliazione di avere un pene nano. Bilancia parla spesso di suicidio anche, pensando che sia l’ unica soluzione. Quello che sappiamo è che in sostanza Donato Bilancia vive due personalità distinte, tra le quali è in bilico: l’ ostentazione di grandezza, per colmare il senso di nulla interiore; e la percezione negativa di sé, che è la causa del suo senso di inferiorità. Quando l’ equilibrio tra le due si rompe, la percezione negativa di sé prende il sopravvento e la depressione che ne deriva ha, come abbiamo visto, effetti aberranti.

 

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