Il cannibale di Milwaukee

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La storia

Jeffrey Lionel Dahmer nasce il 21 maggio del 1960 a West Ellis, in una famiglia benestante. Il bambino cresce in  un ambiente altalenante, nel quale i genitori litigano spesso. All’ età di sei anni, la famiglia Dahmer si trasferisce in Ohio e qui, il piccolo Jeffrey comincia a sviluppare un carattere chiuso e una personalità sinistra: colleziona infatti resti di animali, che poi nasconde interrandoli nel bosco vicino casa.

Quando aveva circa otto anni, Jeffrey viene molestato sessualmente dal vicino di casa; questo episodio è il trauma infantile scatenante che porterà Dahmer a mutare se stesso in ciò che poi è diventato.

Anche la vita dentro le mura domestiche non è semplice: a causa dei continui litigi con la moglie, il padre di  Jeffrey esce spesso a bere con gli amici e il poco tempo che passa in casa lo trascorre da ubriaco. La madre di Jeffrey, invece, crede di essere malata e assume regolarmente una decina di pasticche al giorno, pratica alla quale era dedita anche durante la gravidanza. Con la nascita del secondo figlio la situazione precipita: la donna cade in una depressione profonda che la porterà a chiedere il divorzio.

Nel 1978 i genitori di Jeffrey divorziano e la madre, ottenuta la custodia del secondogenito, se ne va abbandonando Dahmer in casa, solo e senza cibo. Verrà trovato dal padre seduto a terra dentro un pentagramma, disegnato da lui stesso, mentre cercava di entrare in dialogo con i morti. Il tema della morte lo affascina molto e presto sviluppa fantasie macabre, dove l’ oggetto del suo desiderio sessuale è un corpo morto. Anche Jeffrey, come suo padre, è molto incline all’ alcol, che assume in grosse quantità.

Subito dopo il divorzio dei genitori, Dahmer consegue il diploma superiore e da questo momento in poi inizia la lunga scia di sangue che lo accompagnerà per i successivi tredici anni.

Gli omicidi

Non appena compiuta la maggiore età, Dahmer commette il suo primo omicidio. E’ il 1978, in una sera come tante, Dahmer si trova in macchina e decide di dare un passaggio ad un autostoppista. Il ragazzo, di 19 anni, si chiama  Steve Hicks e anche lui, come Dahmer, è omosessuale. Hicks si fa convincere da Jeffrey a seguirlo nel suo appartamento, dove hanno un rapporto sessuale. Al momento del congedo dell’ autostoppista, Dahmer viene colto da un raptus violento, legato ad un senso insopportabile di abbandono e colpisce Hicks alla testa per finirlo poi soffocandolo. Con una lucidità quasi sconvolgente Dahmer fa a pezzi il corpo del malcapitato ragazzo e ne seppellisce i resti nel bosco dietro casa.

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Dopo questo episodio, Dahmer passa un semestre all’ università dell’ Ohio dalla quale si ritira a causa della scarsità di risultati e di un crescente alcolismo. Viene quindi mandato, sotto decisione paterna, ad arruolarsi nell’ esercito statunitense in Germania. Anche la carriera militare ha vita breve; dopo due anni di servizio Dahmer viene espulso a causa della sua condotta violenta e del suo alcolismo.

Rientrato negli Stati Uniti Dahmer si trasferisce per qualche tempo a Miami e poi fa ritorno nella casa paterna dove però rimarrà molto poco. A causa del carattere molesto di Jeffrey, il padre decide di mandarlo a vivere con la nonna a West Hallis, nel Wisconsin, ma la situazione peggiora e Dahmer viene incriminato due volte per oscenità in luogo pubblico e per alcolismo vandalico. Viene quindi condannato ad un anno di reclusione che però sconterà frequentando solamente una clinica psichiatrica. Questa sorta di semilibertà regala a Dahmer l’ opportunità di uccidere di nuovo.

E’ il 1987 e Dahmer si trova in bar per gay dove conosce il ventiquattrenne Steven Tuomi, con il quale passa la serata all’ insegna dell’ alcol e poi in una stanza d’ albergo dove colpisce a morte il ragazzo per poi rinchiuderne il corpo in una valigia che porterà nella cantina della casa della nonna. Qui Dahmer violenta ripetutamente il cadavere che poi farà a pezzi e butterà nell’ immondizia.

Qualche mese dopo, con la stessa modalità, Dahmer uccide il quattordicenne Jamie Doxtator e Richard Guerrero, entrambi frequentatori di bar per gay. Per disfarsi dei corpi, Dahmer si procura dei barili pieni di acido nei quali scioglie i resti dei cadaveri, dopo averli fatti a pezzi.

A causa dei continui rumori e odori provenienti dalla cantina, la nonna di Dahmer decide di cacciarlo di casa. Quest’ ultimo fa ritorno a Milwaukee e si trasferisce in un appartamento vicino alla fabbrica dove lavora. Passa poco tempo e Dahmer incontra Somsak Sinthasomphone, un ragazzo di tredici anni, che con una scusa lo segue nel suo appartamento. Questa volta però, il ragazzo intuisce le intenzioni del killer e scappa a denunciare le violenze subite alla polizia. Dahmer viene arrestato e condannato a dieci mesi di clinica psichiatrica, in attesa del processo che sarebbe avvenuto di lì a qualche mese. Nonostante fosse in attesa di giudizio, la furia omicida di Dahmer non trova tregua. Nel marzo del 1989, massacra Anthony Sears, un ragazzo di 26 anni, anche lui drogato, strangolato e violentato. Dopo dieci mesi di reclusione, Dahmer viene rilasciato per buona condotta.

Da questo momento fino all’ arresto definitivo, il serial killer Dahmer ucciderà 12 persone nell’ arco di un anno. Nonostante gli odori e i rumori provenienti dal suo appartamento, nessuno intuì l’ attività scellerata di Dahmer.

Le giovani vittime di quei mesi furono:

  • Edward Smith (27 anni)
  • Raymond Smith (33 anni)
  • David Thomas (23 anni)
  • Ernest Miller (22 anni)
  • Curtis Straughter (19 anni)
  • Errol Lindsey (19 anni)
  • Anthony Hughes (31 anni),

Tutte uccise con la stessa modalità.

Una falsa pista

Nel maggio di quello stesso anno, la polizia prese un abbaglio e consegnò la vittima nelle mani del carnefice. Il quattordicenne  Konerak Sinthasomphone, fratello del ragazzo molestato precedentemente da Dahmer, riuscì a scappare dal suo appartamento-mattatoio e si rifugiò dalla polizia, alla quale raccontò tutto. Dahmer riuscì a convincere gli agenti che si trattava solo di un bisticcio tra fidanzati e incredibilmente la polizia gli riconsegnò il ragazzo. Una volta tornati nel suo appartamento, Dahmer non ebbe difficoltà a finire il lavoro: uccise konerak, violentò il cadavere e dopo averlo smembrato ne mangiò i resti.

Nonostante fosse già sotto le mire della polizia, Dahmer incrementò la sua attività omicida: nei mesi successivi uccise  Matt Turner (20 anni), Jeremiah Weinberg (23), Oliver Lacy (23) e nel 1991 massacrò la sua ultima vittima, Joseph Brandehoft (25 anni).

Nel luglio del 1991 Tracy Edward, di 22 anni, mise fine allo scempio. Dahmer invitò Edward nel suo appartamento, lo ammanettò e gli diede una dose di sonnifero. Mentre era ancora cosciente, il ragazzo comprese le intenzioni di Dahmer e approfittando di un momento di distrazione, colpì l’ aggressore e scappò a denunciare il fatto.

Quando la polizia decise di perquisire l’ abitazione di Dahmer, lo spettacolo che si presentò ai loro occhi fu aberrante: resti di cadaveri conservati nel frigorifero, teste e mani amputate all’ interno di pentole, teschi pitturati e usati come soprammobili e organi genitali conservati in formaldeide. Trovarono anche numerose fotografie di cadaveri smembrati.

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Il processo

Il processo iniziò nel gennaio del 1992 e fu particolarmente amaro per i parenti delle vittime che spesso tentarono di colpire Dahmer nell’ aula del tribunale. Durante il processo dettagli inquietanti vennero alla luce: Dahmer era solito fare esperimenti con le vittime ancora vive. Per annullare la volontà dei malcapitati, Jeffrey iniettava dell’ acido muriatico nei loro lobi temporali, stando attento a mantenere in vita i corpi, con i quali aveva poi rapporti sessuali. Alcune vittime morivano dopo poche ore, altre invece, restavano in agonia per giorni.

Dahmer venne ritenuto responsabile di tutti gli omicidi e colpevole di 15 capi di imputazione. Il 13 luglio 1992 fu condannato all’ ergastolo e trasferito al Columbia Correctional Institute di Portage, in Wisconsin, dove, nel novembre del 1994, venne aggredito da Christopher Scarver, un detenuto schizofrenico, che in preda ad un raptus gli fracassò la testa con un bilanciere. Dahmer morì durante il trasporto in ospedale.

Durante il processo, nelle aule del tribunale, Dahmer parlò una sola volta, prima della sentenza e disse che non odiava le sue vittime, che voleva solo soddisfare il suo desiderio di possedere quei corpi. Disse di essere malato e cattivo e sapeva di non poter fare ammenda per i suoi crimini, ma voleva comunque dire al mondo che era dispiaciuto per quello che aveva fatto.

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