Il Fantasma di Beatrice Cenci

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Siamo a Roma, nel cuore della “Città eterna” e i suoi splendidi monumenti sono meta di visitatori che provengono da ogni parte del mondo. Ma, all’interno di essi, nel corso dei secoli, si sono svolti avvenimenti che ai nostri giorni parrebbero incredibilmente ingiusti, ma al tempo di cui parliamo, erano largamente diffusi e coperti dai regimi che si sono susseguiti.

In particolare, ci appassiona la storia di Beatrice Cenci, uccisa a sedici anni, assieme ai suoi fratelli e a sua madre, il cui fantasma, si dice, appaia nella notte dell’11 settembre, su ponte Sant’Angelo, con in mano la sua testa mozzata.

La sua è una triste storia, figlia di Francesco Cenci e di Lucrezia Petroni, la sua seconda moglie. Beatrice era una giovinetta ed era oggetto delle attenzioni morbose del padre, il quale abusava di lei e la maltrattava quotidianamente.

A causa della sua condotta violenta era stato già carcerato e giudicato tre volte ma, coi suoi potenti mezzi, riusciva sempre a corrompere i giudici e a farla franca.

Fu allora che Beatrice, non riuscendo più a sopportare i soprusi, dopo averlo denunciato scrivendo una lettera al Papa, senza esito, decise di farsi giustizia da sola.

D’accordo con i suoi familiari, ingaggiò due vassalli che li aiutarono a drogare l’uomo, poi gli conficcarono un chiodo in un occhio e uno in gola, Francesco morì dissanguato e si disfecero del corpo gettandolo in un giardino.

L’assenza di Francesco venne notata dalle guardie del Papa e fu catturato uno dei vassalli, che era anche l’amante segreto di Beatrice; fu torturato e ucciso, ma senza mai ammettere la verità e senza mai coinvolgere la famiglia.

In seguito fu ucciso dalla famiglia anche il secondo vassallo, su consiglio di un amico di famiglia, per evitare che parlasse. Ma la verità venne fuori e tutta la famiglia Cenci venne arrestata.

Il processo della famiglia Cenci

Furono processati e, giudicati colpevoli, mandati a morte. Li rinchiusero a Castel Sant’Angelo e, sotto torture indicibili, costretti a parlare. Solo Beatrice resistette e si preparò a morire.

Intanto i romani, a conoscenza della storia, di tutti i soprusi del padre despota, si ribellarono chiedendo la grazia e l’assoluzione, ma questo non fece cambiare idea al Papa Clemente VIII che decretò l’esecuzione della sentenza.

Era la notte tra il 10 e l’11 settembre del 1599 e furono tutti condotti al patibolo, Lucrezia fu decapitata e Giacomo fu ucciso in un modo crudele. Fu risparmiato il più piccolo, Bernardo, che fu castrato e, seduto su una sedia, dovette assistere alla morte dei suoi familiari.

L’ultima a morire fu Beatrice che depose la sua testa coi lunghi capelli, sul patibolo. Dopo la decapitazione il boia mostrò il capo ai romani presenti.

Le ultime parole della fanciulla furono per la sua anima, per la quale esprimeva il dubbio che potesse trovare la pace, ed è per questo che per secoli molte persone dicono di averla vista passeggiare su ponte Sant’Angelo, con la sua testa nelle bianche mani, nella notte dell’11 settembre.

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