L’incredibile desolazione di Pripyat , la città fantasma

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Pripyat (Pryp’jat’), la città fantasma. Dal 1986 è deserta in ogni suo angolo. La morte regna nell’aria e nel terreno. La vicina centrale termo-nucleare di Chernobyl rappresenta una minaccia ancora aperta per milioni di ettari circostanti. Il terreno l’acqua e l’aria sono condannate dal veleno dalle radiazioni per centinaia di migliaia di anni. Pripyat, una volta abitata da oltre 50.000 persone è oggi la città fantasma più deserta del pianeta. Non un essere umano vi mette piedi da quasi 50 anni se non con permessi speciali. Solo orsi, lupi e altri animali selvatici, ignari del rischio che corrono, si incontrano nella desolata città, occupando abitazioni e vecchi depositi.

La città è completamente deserta. Pure essendo le strade ancora intatte tranne qualche pianta che si è fatta largo nell’asfalto, sono di fatto inutilizzate. Alcune sono state chiuse con blocchi di cemento dal governo per impedire il traffico nella città della morte.

L’accesso a Pripyat è possibile solo richiedendo dei permessi speciali al governo e, una volta ottenuto e una volta entrati nel sito, per uscire è necessario superare con successo un controllo radioattivo. La maggior parte dei reporter infatti devono sottoporsi ad una doccia anti radiazioni (doccia chimica), poiché risulta contaminato. Stessa sorte tocca ai veicoli che entrano ed escono dal territorio di morte.

Proprio vicino a Pryp’jat’ esiste una grandissima discarica radioattiva in cui sono stati abbandonati dall’Unione Sovietica tutti gli armamenti ed i veicoli bellici contaminati dalle radiazioni. Si tratta di una quantità spropositata di veicoli che contribuisce a mantenere l’area estremamente contaminata.

La soglia attuale di radiazione si aggira intorno ai i 15 ed i 300 micro-roentgen per ora, al limite della soglia letale, che è superiore ai 300 micro-roentgen per ora.

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Il parco giochi rappresenta una delle fotografie più famose della città fantasma. Creato per festeggiare il primo maggio, rappresenta oggi la zona più pericolosa e radioattiva del luogo, a causa della sua esposizione diretta verso la centrale di Cernobyl. Il vengo portò le scorie dell’esplosione proprio nel parco, investendo poi la grande foresta alle sue spalle. Gli alberi morirono nel giro di qualche giorno portando gli alberi a diventare di un colore rosso al punto in cui oggi tale foresta è stata soprannominata “La Foresta Rossa”. I locali rimasti in città per un breve periodo prima dell’abbandono forzato raccontano anche della comparsa di strani funghi.

 

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