Il caso di Pietro Maso

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Nel Novembre dell’ anno 1990 la coppia di coniugi Maso viene trovata assassinata nella propria abitazione a Montecchia di Crosara, non distante da Verona.

Apparentemente si tratta di omicidio in seguito a rapina ma la polizia non ne e’ convinta e ne ha la conferma poche ore più tardi quando, interrogando il figlio delle vittime, Pietro Maso e tre suoi amici, scoprirà tramite una confessione che si tratta di uno dei genitoricidi più premeditati della criminologia recente.

Il fatto

La notte del 17 aprile 1990 Pietro Maso, d’ accordo con i suoi amici Giorgio Carbognin, Paolo Cavazza e Damiano Burato giungono nell’ abitazione dei Maso armati di un tubo in ferro, un antifurto meccanico sempre in ferro e con il volto nascosto da maschere di carnevale. Indossate le tute da lavoro si nascondono dietro la porta che da verso l’ ingresso e svitano le lampadine della scala e della cucina.

Verso le 23 sentono i genitori che parcheggiano la macchina e non appena il Signor Maso entra nella cucina, Pietro Maso lo colpisce alla testa due volte con il tubo di ferro mentre Damiano Burato lo imita servendosi di una pentola. La stessa sorte tocca alla madre di Pietro che, entrata anche lei in casa viene subito aggredita e colpita alla testa da Paolo Cavazza e Giorgio Carbognin che la finiscono soffocandola con una coperta dopo un tentativo di resistenza da parte della vittima.

A questo punto Paolo Carbognin esce dalla porta principale e torna a casa sua mentre gli altri tre si dirigono a casa di Damiano Burato e decidono di andare in discoteca per crearsi un alibi. Sulla strada per il locale si disfano degli oggetti usati per il crimine gettandoli in un cassonetto. Non riescono però ad entrare nel locale quindi, dopo un breve giro per Verona, Pietro Maso accompagna gli amici a casa, parcheggia la macchina nel garage di casa sua e si reca dai vicini spaventato e scioccato dichiarando di aver visto qualcuno steso sul pavimento. Seguirà la chiamata ai carabinieri.

Il soggetto e la premeditazione

Pietro Maso nasce il 16 luglio del 1971 e durante la sua infanzia soffre di un singolo caso di meningite. Trascorre gli anni delle medie presso il Seminario dove però non consegue gli obiettivi richiesti. Pietro non è dotato di un’ intelligenza spiccata ed i suoi genitori sono costretti a ritirarlo dal Seminario ed iscriverlo nella scuola media di Montecchia. Il ragazzo vive questo episodio come una sconfitta personale accompagnata dal senso di delusione per via del fallimento.

Nella scuola di Montecchia il suo iter scolastico procede di anno in anno e Pietro si inserisce perfettamente nell’ ambiente della comunità parrocchiale dove conosce Paolo Cavazza.

Dopo le medie Pietro si iscrive all’ Istituto agrario professionale che però frequenta in modo discontinuo e senza particolare impegno.

Nella realtà di un paese di contadini come quello in cui vive Pietro l’ imperativo, dopo il diploma è quello di trovare un impiego e garantirsi un ruolo importante in famiglia. Pietro lascia quindi gli studi e comincia a fare diversi lavori.

Con i primi stipendi Pietro acquisisce l’ indipendenza economica. L’ ingresso nel mondo del lavoro gli permette di frequentare il bar del paese, ritrovo alternativo per i giovani, dove conosce Giorgio Carbognin e Damiano Burato. Nell’ ambiente del bar ognuno ha un proprio ruolo e si tende a primeggiare sugli altri per il proprio successo economico. Molto importanti sono l’eleganza ed il gusto nell’ abbigliamento, i vestiti firmati, il tipo di macchina che si possiede e con quanta assiduità si offre da bere agli altri.

E’ in questo luogo che Pietro sviluppa il bisogno di sempre maggiori somme di denaro. La sua famiglia è benestante e questo gli porta le invidie e le ammirazioni delle quali è assetato. Così, piano piano Pietro estende il suo successo nelle discoteche e nelle sale da biliardo dove primeggia per le sue abilità.

L’ affermarsi del suo status sociale esige però un aumento cospicuo di denaro. Così comincia ad albergare in lui l’ idea di arricchirsi tramite l’ eredità di famiglia. Una sera Pietro Maso parla all’ amico Carbognin dell’ intenzione di uccidere tutti i membri della famiglia, comprese le due sorelle Maso ed il cognato, eliminando così gli altri beneficiari dell’ eredità. L’ amico si offre subito come complice in cambio di una parte del lascito e pensano di coinvolgere altri due amici, Paolo Cavazza e Damiano Burato.

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In seguito alle valutazioni psichiatriche Pietro Maso risulta possedere una personalità ego-centrica che ha per imperativo quello di affermare il proprio Io. Chiunque si riveli di intralcio ai suoi piani di grandezza  diventa un ostacolo da eliminare. La premeditazione calcolata dell’ omicidio dei genitori e dei tentati omicidi verso gli stessi avvenuti negli anni precedenti è un fattore molto importante. In ogni momento Pietro Maso rimane sempre la mente di tutto agendo da leader con i suoi compagni che, assecondandolo, non fanno che alimentare il suo Ego. E’ infatti in preda al suo narcisismo iper sviluppato che Pietro mette in scena la rapina e il ritrovamento dei corpi. Da una seconda valutazione emerge anche l’ impossibilità di Pietro di provare rimorso infatti, non piangerà mai per ciò che ha fatto.

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Pietro Maso vive e si nutre solo di se stesso. Qualunque azione o rapporto sociale esiste solo in funzione del suo Io. Non è capace di provare sentimenti se non per se stesso e le invidie e le ammirazioni suscitate dal suo tenore di vita sono il pane con cui si nutre quotidianamente spinto dal suo incessante spirito di onnipotenza.

I processi

Il 20 Aprile 1991 Pietro Maso e i tre suoi amici vengono arrestati con l’ accusa di duplice omicidio volontario premeditato con le conseguenti aggravanti per Pietro, dato il vincolo di parentela. Vengono inoltre giudicati in grado di intendere e volere e nel Febbraio del 1992 vengono condannati a 30 anni di reclusione per Pietro Maso e 26 anni per Carbognin e Cavazza. Damiano Burato, ancora minorenne, viene giudicato dal tribunale minorile di Venezia e condannato a 13 anni di reclusione.

Durante gli anni di reclusione Pietro Maso si avvicina alla religione e si ritiene pentito per quello che ha fatto. Sconta la sua pena nel carcere di Opera, vicino Milano. Partecipa ai programmi di rieducazione e studio e per questo ottiene, con l’ indulto, una riduzione di pena di tre anni e 1800 giorni di liberazione anticipata. Nel 2008 gli viene concesso il regime di semilibertà e si sposa con Stefania, l’ attuale moglie.

Il 15 Aprile 2013 Pietro Maso viene rimesso in libertà dopo aver scontato 22 anni di prigione.

Con la furia di un terremoto Pietro Maso scuote la cittadina di Montecchia di Crosara come scuote i nostri cuori lasciando un segno profondo nella storia della criminologia italiana.

 

“Tutti gli uomini credono che tutti gli uomini siano mortali, tranne sé stessi.”

Edward Young


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One response on “Il caso di Pietro Maso

  1. Gentile direzione del sito Misteri e Misfatti, io vi faccio notare che il duplice omicidio è avvenuto il 17 aprile del 1991 e non, come avete scritto, del 1990. I coniugi Maso, quindi, non sono stati trovati uccisi nel novembre 1990 come si legge all’inizio. Potete correggere questi due sbagli? Cordiali saluti da Franco Roncarati

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